Facciamo il punto della situazione con questo approfondimento. Questa non è la tendenza meteo sull’inverno 2019-2020 ma si tratta di un’analisi della situazione attuale
Seguiranno nel giro di 1-2 settimane le previsioni stagionali invernali più approfondite sulla base della situazione del vortice polare.

Tutte le variabili qui in esame verranno approfondite nelle prossime settimane. La nostra tendenza uscirà a Novembre
La prima parte dell’autunno è caratterizzata da pressioni più alte della media sul settore euro atlantico con una anomalia maggiore sugli Stati occidentali. Di contro l’Europa settentrionale è dominata da pressioni più basse.
Settembre ha visto poco di autunnalecon solo qualche spunto instabile più tardo estivo e in un contesto termico decisamente sopra media. Il mese si conferma infatti un proseguimento dell’estate. Ottobre si mostra un po’ più dinamico e con una piovosità in aumento rispetto al mese precedente. Le temperature di questi primi 40 giorni mostrano un sopra media, più marcato al meridione. La piovosità di questa prima parte non aiuta le regioni del Sud Italiapenalizzate dal tipo di circolazione.
Dopo l’estate molto calda caratterizzata da un regime da NAO costantemente negativa, la prima parte dell’autunno ci mostra un andamento diverso con periodi da NAO altalenanti. Tuttavia col valore medio di -0.16 di settembre sono 5 i mesi con NAO negativa da maggio in poi. Questo è accaduto nel 1952 1955, 1957, 1998, 2001 2010 e 2012.

A livello circolatorio c’è da notare come le correnti occidentali in quota abbiano dominato la scena, in questa prima parte di stagione, dal Nord Atlantico verso l’Europa. Questo è imputabile alla differenza di temperatura nord-sud ma anche alla attività degli uragani. Questo andamento richiama l’ottobre 2000.

Il vortice polare stratosferico, partito in ritardo, si presenta più freddo e anche più forte del normale in questo periodo dell’anno. La tendenza sembra verso un raffreddamento ulteriore. Questa tendenza ad avere un vortice stratosferico più facilmente freddo è una caratteristica degli ultimi anni. Questo potrebbe essere un segnale per un aumento della zonalità.

L’estensione della copertura nevosa risulta sopra media nell’emisfero nord. Dopo una partenza forte paragonabile al 2013 e 2014 sul comparto euro asiatico adesso la situazione presenta uno stallo. L’estensione del ghiaccio marino artico è invece ben al di sotto del normale e ciò non cambierà per i prossimi mesi.

La QBO (venti stratosferici) è nella sua fase discendente (venti che tendono a girare a ovest verso est) dopo il picco positivo di giugno; l’andamento dei venti stratosferici è vicino agli anni 1978, 1995 e al 2002. La QBO è negativa sopra i 30 hPa e sembra improbabile possa girare in negativo nei prossimi mesi.

inverno 2019-2020
Attualmente siamo al minimo solare con il picco più basso ( che pone fine al ciclo 24) raggiunto nei prossimi anni. L’attività solare avrebbe ripercussioni sulla circolazione atmosferica tanto da influire sulla così detta variabilità a bassa frequenza, sull’Artic Oscillation (AO) e sulla frequenza dei pattern sinottici. Ma si è visto che l’attività solare incide anche sull’attività dei blocchi atmosferici.

Né Niño nè Niña per il prossimo inverno 2019-2020
Le proiezioni dei numerosi modelli climatici mondiali danno quasi tutti per scontato l’assenza di Nino nella prossima stagione invernale ( probabilità del 40%). Ricordiamo che il Niño è l’anomalo surriscaldamento, oltre + 0.5°C, delle acque del Pacifico tropicale tra le coste orientali dell’Australia e quelle del Perù.
Ma sarà assente anche la Niña ovvero un anormale raffreddamento, al sotto di 0.5°C, delle acque oceaniche appena citate. Nel passaggio dalla fase in di Niña a quella di Niño o viceversa ovviamente ci sarà una fase neutrale (né Niño né Niño) ovvero le anomalie delle acque superficiali saranno contenitore tra -0.5 e + 0.5°C. Ebbene questa è la condizione più probabile per il prosimmo inverno (prob.55%)
Se, come sembra, non arriverà né il Niño né la Niña, l’assenza di entrambi (i cui effetti si avvertono a scala planetaria), potrà avere ripercussioni sul clima del nostro inverno?
La Niña rende gli inverni più freddi, il Niño no.
Per rispondere siamo andati a verificare in tutti gli inverni più freddi dal 1950 ad oggi, se fosse stato presente il Niño o la Niña o condizioni neutre.
Tabella : inverni freddi in Italia e Niño/ Niña dal 1950 a oggi.
E’ evidente che in Italia gli inverni tendono ad essere più freddi in presenza di Niña, mentre sono ininfluenti le condizioni di Niño o neutre.
Sugli inverni molto caldi ininfluenti sia Niño che Niña,
Abbiamo ripetuto il confronto adesso per gli inverni molto caldi dal 1980 ad oggi. I risultati in questa ultima tabella
E’ evidente che gli inverni molto caldi non sembra che possano essere correlati né con il Niño né con la Niña.
Conclusione
Qualora l’inverno 2019/20 dovesse risultare molto caldo o molto freddo, non ci sarà zampino né del Niño nè della Niña ma piuttosto l’effetto di altre teleconnessioni descritte nella prima parte dell’articolo.
Seguite i nostri aggiornamenti perchè nel giro di 1-2 settimane usciranno le previsioni stagionali invernali più approfondite sulla base della situazione del vortice polare.
Fonte
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